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Aspiranti
giornalisti acesi
Se un
praticante giornalista, di passaggio ad un convegno, critica negativamente ma
immotivatamente un tuo lavoro. Lo fa di nascosto, celato in una stanza protetto
dal suo meschino direttore e dalla struttura diocesana titolare del giornale,
che dovrebbe sentirsi umiliata nel mettere in rete una “cosa” così indegna; lo
fa’ senza il consenso di chi e di ciò che rappresenta quella testata
giornalistica, forse. Non si è esposto durante il convegno, è rimasto
nell’ombra, ha memorizzato qualcosa ma non il contesto e le basi su cui si sono
basati gli interventi, quanto basta per raffazzonare una serie di falsità
mescolate a cose parzialmente vere stravolgendone la vera essenza e significato.
Non ha avuto il coraggio di confrontarsi in sala il cecchino vigliacco eppure i
testi erano sul tavolo di conferenza a disposizione di chiunque avesse voluto
consultarli.
Pensava
che affibbiarmi una critica negativa e immotivata, un praticante non
giornalista, poteva arrecarmi frustrazione e danneggiarmi? Niente di tutto
questo.
•
Mancanza di motivazione: Una critica davvero priva di argomentazioni,
esprime un'opinione personale (anche se aspra) non supportata da fatti perché il
praticante non ha la preparazione per trattare gli argomenti del caso. La
critica non è costruttiva ed è assolutamente vaga ed ironica. Lo scopo era
denigrarmi e farmi passare per ignorante.
•
Inesattezze oggettive: Ci sono errori fattuali nel testo, citazioni
sbagliate, dati errati, fraintendimenti evidenti di tutto il lavoro.
•
Vista la poca rilevanza della testata, avrei potuto scegliere la via del
silenzio (spesso la migliore) ma la critica è palesemente ridicola, basata solo
su insulti per cui la scelta migliore sarebbe stata quella di non rispondere.
Scrivere questa considerazione potrebbe farmi passare per una persona che non
accetta le critiche, che critiche non sono, ma correrò questo rischio.
• Non
chiederò la rettifica formale anche se esistono falsità oggettive, anche se
l'articolo contiene falsità nei fatti che danneggiano la mia reputazione, ho il
diritto di chiedere una rettifica ma non lo farò. In Italia, la legge sulla
stampa obbliga i direttori a pubblicare le rettifiche. Rilevo: Ineducazione,
nessun rispetto per le norme imposte dall’ordine dei giornalisti, nessuna
deontologia ma esclusivamente da parte del direttore responsabile.
Non
trasformerò questa cosa in opportunità, non ho necessità di usare un
meschino
episodio
per rafforzare la mia comunicazione; vi sono tantissime altre recensioni e
feedback positivi che ho ricevuto da altre fonti autorevoli; basta cercare in
rete. Mi è bastato portare il caso alla conoscenza del Vicario Generale. Avrà
compreso? Ah, tutto è stato poi rimosso.
I prossimi
interventi saranno interamente dedicati all'inutile e fazioso ordine dei
giornalisti, in particolare quello di Sicilia.
Rosario Rigano
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