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Portale Culturale

del Turismo Siciliano

Politiche del turismo,  dei beni culturali,  dell'ambiente  ed  economico - sociali

 

 

I chioschi, noti come punti di ritrovo, magari per la vendita di tabacchi ad integrazione di un prodotto che è la mescita di bevande dissetanti, proteggendo gli avventori dalla canicola, senza rinchiuderli tra quattro mura.

 

Queste specifiche “botteghe” vendevano unicamente bevande ristoratrici sfuse come le bibite di sciroppi naturali, le limonate e le spremute di agrumi (arance e limoni), granatine, cedro-menta, orzate, i beveroni di erbe, in alcuni casi il caffè e qualche liquore, non dimenticando i sorbetti e i gelati in genere, immancabilmente non doveva mancare il frutto del cocco, che tagliato in precedenza, veniva immerso in un recipiente di alluminio con tanto di acqua corrente affinché lo rendesse umido e fresco.

 

Con l’avvento dell’industrializzazione e di conseguenza il loro imbottigliamento, nacquero le bibite imbottigliate tra loro la più famosa era la “gassosa” (azzusa).

 

Il prodotto principale era l’acqua fresca e, più delle volte aromatizzata, con l’introduzione di una nuvoletta biancastra alcolica ricavata dalla macerazione da semi di anice, debitamente fatta scaturire da una bottiglietta che conteneva un preparato particolare, che con parsimonia affondava in un bel traboccante bicchiere d’acqua “annivata” conosciuta da molti anni da palermitani e catanesi con il nome di “acqua e zammù”.

 

Quest’ultimo successivamente venne prodotto dal 1813 dalla ditta fratelli Tutone di Palermo che crearono industrialmente il famoso “anice unico”.

 

L’acquavitaru” era il gestore del chiosco stabile, i suoi predecessori non avevano dimora fissa, giravano per tutte le vie della città portandosi appresso caratteristici affardellamenti e stoviglie, con panchette istoriati, con le interpretazioni museali del carretto siciliano e addobbato con gli identici pendagli e nastri.

 

La consuetudine di consumare bevande durante le passeggiate contribuirono parecchio alla proliferazione di queste costruzioni, stabili in posizioni strategici di strade e piazze dell’assolata città urbana e periferica, che in primo tempo fu posticcia, successivamente in muratura, chi poteva si rivolgeva ad architetti famosi di quel periodo.

 

 

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