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Siate siciliani (consapevolmente).
Uso
dei dati, delle conoscenze, delle culture, facies, usi, costumi e civiltà della
nostra preistoria e protostoria. Tra Memorie, Cronache, Avvenimenti, Identità.
Se tutto si limita ad un passato più o meno recente non si può parlare certo di
memoria e identità siciliana.
Una
ricostruzione di così ampia portata ti porta a pensare, immaginare e a volte
ipotizzare e magari, come spesse volte accaduto, trovare conferme; rallegrarti e
riempirti di gioia perché un altro tassello è stato aggiunto ed il traguardo è
stato raggiunto. Da quel momento puoi far fuori tutti gli appunti delle ipotesi
perché ormai hai la conferma.
Cosa
può contribuire a ricomporre il puzzle oltre che le domande scaturite da uno
schema di geostoria. Le domande vengono fuori da sole scorrendo i mosaici
identitari nella geografia umana. Di aiuto, può essere anche un dottorato di
ricerca su un singolo sito di interesse culturale; una fonte attendibile nella
bibliografia di un autore ma, soprattutto e come ho più volte scritto le
indagini e lo studio di caparbi ricercatori, archeologi, archeo-astronomi,
paletnologi, antropologi, egittologi, assirologi, linguisti, biblisti,
glottologi e più marcatamente genetisti. Saper ripercorrere la genetica e la
genomica dei siti preistorici. Saper “leggere” i segni, le scritte, i glifi su
cippi, kotili, reperti, targhette. Questo genere di lavoro può avere “i
connotati” di un dottorato di ricerca perché cito le fonti, il pensiero degli
“attori coinvolti” e il dato finale scaturente dai siti ispezionati.
A ciò
vanno premessi i grandi viaggiatori del 1500/600 e 700 che grazie alle loro
testimonianze hanno permesso concrete verifiche. Inutile dire che i precursori
della ricerca sul campo sono stati Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea; grazie a
loro si sono potuti incrociare e verificare i lasciti culturali di filosofi,
commediografi, storici greci, sicilioti e siracusani, nonché studiosi e
appassionati cultori dell’identità siciliana. I nomi sono tantissimi e spesso
citati anche nei testi originali ma di cui la storiografia ufficiale non ha
tenuto conto ritenendoli superficiali o poco attendibili; al contrario io, ho
potuto ricostruire con assoluta certezza i passaggi fondamentali per poter
documentare questo inizio di “aurore di culture e civiltà nella preistoria e
protostoria della Sicilia; quelle origini che pongono l’isola al centro di rotte
e percorsi euro-afro-asiatici.
Questo dovrebbe rientrare in un piano
di studio breve, destinato agli studenti delle medie; serve a renderli edotti
sul sistema di ricerca e approfondimento per meglio comprendere le tre fasi che
compongono le nostre identità ovvero: preistoria, protostoria e storia della
Sicilia. Uno degli scopi è quello di sensibilizzare i giovani studenti al
ragionamento, cosa che l’A.I. non è capace di fare perché non ha memoria, perché
raccoglie dati qui e là, mescola testi diversi tra di loro e lo fa senza sapere,
capire cosa sia vero e cosa falso.
Tutto
ciò non è un lavoro a sé stante; oltre a far emergere una eterogeneità di
culture, facies e civiltà spesso inespresse, ne delinea valore culturale ai fini
di preservazione, valorizzazione, promozione e fruizione se si tratta di siti di
interesse culturale da cui scaturisce la necessità della corretta gestione ai
fini di un ritorno economico e sociale per le comunità del territorio e comuni
limitrofi. Un uso accuratamente didattico, apre alla ricerca, alla comprensione
e dinamiche di istruzione imperniate sulla ricerca dei valori e mosaici
identitari della geostoria umana nell’isola di Sicilia. Conoscenza e coscienza
del valore intrinseco delle peculiarità più importanti del proprio territorio
generano senso di appartenenza e amore per la propria terra natìa. Ancora oggi
nelle scuole siciliane si studia il grecismo in Grecia, la cultura ellenica in
Grecia, la filosofia greca in Grecia, niente di niente del mondo pre-ellenico
(duemila anni ampiamente documentabili equivalenti a 60 generazioni) nelle aree
dell’Egeo e della Sicilia, tra isole e terraferma. Si insiste sul grecismo che
non riguarda la Sicilia bensì la Magna Graecia della penisola italica cui ha
“regalato” solo pochi vocaboli e lasciti edilizi per memoria storica. Basta
analizzare l’enorme patrimonio lasciato dalla Cultura del Castelluccio per
comprendere la pochissima incidenza di colonizzazione e toponomastica greca in
Sicilia.
Il
contributo è dato dalla pubblicazione, di undici libri su venti, da me
pubblicati sotto elencati:
1)
Acireale. La storia, le arti e i suoi cantori - tra storici, epigoni e
mercenari.
2)
Le cinque stagioni del mare dell’Etna.
3)
Antologia dell’Etna.
4)
Il Parco archeologico, naturalistico e paesaggistico della Valle dell’Aci
5)
Il tempietto romano di Capomulini
6)
Idioma siciliano. Origini ed evoluzioni di una lingua madre: Il siciliano.
7)
Identità siciliana. Così è (se vi pare).
8)
Storie nella preistoria e protostoria della Sicilia orientale.
9)
Le rotte dei Sikani, degli Elimi, dei Siculi e degli Etruschi.
10)
Il mio tempo nel tempo
11)
Aurore di culture e civiltà nella preistoria e protostoria della Sicilia.
Origini ed evoluzioni che pongono l’isola al centro di rotte e percorsi
euro-afro-asiatici.
Queste pubblicazioni annullano, per certi versi, programmi e testi scolastici;
programmi obsoleti, carenza in merito nella formazione dei docenti che poco
spazio hanno per districarsi nei dettami ministeriali che impongono “l’anatema”
secondo cui lo studente della Sicilia deve sapere le stesse cose che sa lo
studente friulano o trentino, aggiungi l’analfabetismo funzionale degli studenti
che non raggiungono le competenze di base in lettura e calcolo e il dato è
servito. Ai ragazzi va’ data un’istruzione seria e consapevole, quanto più
vicina possibile a realtà e verità. Quanto ai libri di testo, rimangono uguali
dal dopoguerra in un mercato da 800milioni di euro in mano a quattro gruppi che
ripropongono ogni anno sempre gli stessi testi con variazione di copertina, n°
di pagine e capitoli; per il resto la minestrina riscaldata è sempre la stessa,
tutto fermo al governo Giolitti.
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